13 aprile 2010

 

Le microcar maledette

Dissertazioni

In questi giorni, a causa dei recenti avvenimenti di cronaca locale (1 e 2), a Roma si è inasprito l'argomento microcar.
Ecco che come al solito, quando si allineano due eventi assolutamente "normali", qualcuno coglie l'occasione per ricordarsi di una situazione che probabilmente sta già destando preoccupazioni da parecchio, elevandosi a paladino della società: la bestia nera del perodo è la circolazione delle microcar.

Il titolone dell'articolo online su CorriereDellaSera.it non lascia spazio a dubbi:


Avessero visto il demonio?! Finalmente qualcuno si è accorto che vengono "truccate" e, incredibile ma vero, che a guidarle ci sono dei quattordicenni totalmente inesperti.

Andiamo però con ordine.

Aspetto tecnico.
Le cosiddette microcar altro non sono che delle scatolette di plastica, ABS per la precisione (lo stesso materiale dei mattoncini Lego e dei frigo per grlati del bar), con un telaio composto da tubolari o tralicci di ferro saldati insieme in struttura NON a cella (NON tipo Smart ForTwo per capirci). Il motore è generalmente un 400/500cc diesel 2 cilindri in linea, capace di 5 cavalli, autolimitato per ovvi motivi. Le gomme sono delle 145/70 R13 (poco più dell'Ape 50) fornite di freno a disco con pinza idraulica.
Tolto l'aspetto sicurezza che riguarda l'incolumità in caso di incidente di chi ci viaggia, andiamo a parlare degli accorgimenti tecnici atti a peggiorare per quanto possibile la guidabilità di tali mezzi.
Il motore può essere ovviamente modificato facilmente rimuovendo la limitazione, di modo che possano raggiungere i 90Km/h e rendendole quindi dei piccoli proiettili, ma la modifica meccanica più disgustosa in tal senso, a mio modo di vedere, è lo scarico. Io posseggo una 1.800cc 16 valvole che monta un terminale sportivo omologato, del quale il vantaggio più grande non è nelle prestazioni, bensì nell'estetica e in quel lieve rumorino in più emesso dal motore a determinati regimi. Ebbene, è vergognoso a volte veder sfilare queste scatolette da cibi precotti con sotto scarichi cui neanche la vecchia serie DTM/ITC ci aveva abituati. Oltre al disgusto visivo, i veri lati patetici della modifica consistono poi nel rumore, tipo mezzo agricolo, e nel denso fumo nero, probabilmente frutto di altri ritocchi a livello di alimentazione, che anche in movimento sale tipo ciminiera in verticale lungo il baule della vettura, dato che quest'ultima non è assolutamente in grado di proiettarlo fuori dalla scia con potenza. Poi si parla di FAP e blocchi del traffico per inquinamento?

Puntualizzo infine che gli argomenti relativi a autoradio, adesivi, accessori, lucine e lucette, sono stati volutamente evitati perchè privi di ogni posssibile discussione costruttiva.

Aspetto pratico.
Inutile commentare il fatto che i quattordicenni di oggi, cresciuti sotto miti come Power Rangers, Fast & Furious, tronisti di Maria e Grande Fratello, non abbiano altri modi di spiccare se non facendo i bulli, correndo con motorini e macchinine e dialogando tra loro con linguaggi di dubbia natura e scritti rosicchiati dai topi. Il vero problema è chi li mette alla guida. Con quello che costano le microcar, viene da immaginare che il paparino possieda quantomeno un SUV, e che inveitabilmente il figlio lo imiti in tutte le manovre caratteristiche che contraddistinguono i guidatori di SUV: doppia fila davanti al tabaccaio, occupazione di 2 posti auto, sorpassi a zigzag, diritto di prepotenza all'incrocio e via infrangendo il codice (e gli attributi di chi deve conviverci su strada). Ulteriori aggravanti del problema sopra citato sono le dimensioni del mezzo, che consentono di adottare a esempio tutte le manovre dei guidatori di Smart, e la faccia tosta di chi è alla guida, che spesso non si rende conto della stuazione in cui si trova, o semplicemente può fregarsene pur sapendolo, e basta.
Altri problemi derivano poi proprio dai possibili vantaggi dell'utilizzo della microcar, che oltre all'utile riparo in caso di maltempo rispetto al motorino, consistono nell'offrire un ingresso incontrollato nelle ZTL e la possibilità di mettersi alla guida anche per quei soggetti che per i casi più disparati non otterrebbero mai autorizzazioni per una vettura vera e proria. Da quà la quasi totale occupazione dei parcheggi in centro riservati ai motocicli (1 microcar sul posto di 2/3 moto) e la quasi certezza, nel caso non sia un minorenne alla guida, di trovarsi di fronte un ricercato, o qualcuno con patente ritirata, o un malato mentale, o un anziano rimbecillito.

Aspetto pedagogico.
Esami di guida e patentini, lezioni a tema e sensibilizzazione scolastica, campagne pubblicitarie e meeting sono le solite proposte, ma in una scuola in cui i soldi già mancano, in cui normalmente si apprende circa la metà degli argomenti di qualche decennio fa, in cui i giovani fanno i bulli con i professori e in cui la pazienza dei docenti è finita già da un pezzo, non credo che tale politica possa attaccare con facilità. E' difficile inculcare un argomento che va contro il "fa figo" del momento, soprattuto quando sono i genitori stessi a non rendersene conto (daltronde non credo che siano i figli a potersi permettere costose modifiche ai propri mezzi) e non prendere provvedimenti, anche in situazioni più leggere di questa.

Mi sembra di parlare come mio nonno... ma il discorso è fondato; è l'ottica che cambia!
Le menti cambiano, tutti maturano prima o poi, ma mentre io a 14 anni al massimo avevo il Sì, o più probabilmente una bicicletta ben differente da un'odierna moutan bike, qua si mettono dei veicoli da decine di migliaia di euro in mano a sbarbati, dando per scontato che siano abbastanza maturi per poterli affrontare, e spesso non è così.

Sicuro di aver dimenticato qualche argomento lungo la strada, vi lascio con questi filmati vari relativi alle microcar.
(NOTA - i crash test vengono tutti effettuati alla velocità di codice di 45Km/h imposta per queste vetture, facciamoci due conti!)











Buon viaggio!



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06 ottobre 2008

 

L'incrocio cieco.

Seppure con rammarico (non è mia intenzione parlarne nel blog), mi trovo nuovamente a commentare le notizie dei nostri giornali locali, in cui spiccano non tanto gli articoli stessi ma le situazioni incredibili che determinano i più brutti fatti di cronaca.
Veniamo alla prima situazione, direttamente dal Messaggero di domenica scorsa, 28 settembre 2008:

Incidente in via dei Monti Tiburtini. Perdono la vita due ragazze.

A causare il gravissimo incidente in via dei Monti Tiburtini sarebbe stato «il mancato rispetto dello stop da parte della Volvo, che si stava immettendo nella strada principale». È quanto sostengono i vigili urbani del V gruppo, dopo gli accertamenti eseguiti ieri sul luogo del tragico scontro. Secondo i primi rilievi, l’automobilista non avrebbe rispettato uno stop immettendosi da uno svincolo sulla strada principale, dove viaggiava la Fiat 500 con a bordo le due donne morte nello scontro.
Secondo la riscostruzione della polizia municipale, la Volvo avrebbe urtato con la parte anteriore sinistra la parte destra dell’utilitaria. La conducente della Fiat, per tentare di evitare l’impatto, avrebbe occupato parte della carreggiata opposta, dove in quel momento arrivava il pullman turistico. L’autista dell’autobus ha quindi tentato di sterzare, sostengono i vigili urbani, «ma ha preso lo stesso in pieno la Fiat, facendola indietreggiare di qualche metro e facendola finire contro una Renault Espace che stava dietro l’auto delle due ragazze». Dopo l’impatto, il pullman è finito nella scarpata.
Se sulle cause dell’incidente la polizia municipale sembra essere giunta a una ricostruzione attendibile, resta però il tema dei rischi collegati al nuovo sistema di viabilità inaugurato con l’avvio dei cantieri del nuovo tracciato della tangenziale est, un’opera che le Ferrovie dello Stato stanno realizzando nell’ambito dei lavori per la nuova stazione Tiburtina. «Il percorso provvisorio presenta diversi rischi, anche perché la segnaletica orizzontale è insufficiente», dicono in ambienti vicini al V gruppo. Tra i punti di debolezza ci sarebbe proprio l’intersezione dove è avvenuto l’incidente di ieri mattina. Lì chi si immette sulla strada principale, spiegano i caschi bianchi, è costretto a svoltare “a gomito”, con possibilità di manovra ridotte. E per autovetture di grandi dimensioni, come la Volvo, i rischi sono moltiplicati.
Fa.Ro.
Guardiamo ora le immagini del servizio:



Aggiungo anche qualche commento "fuori campo" incluso nell'articolo originale:

Carreggiata ristretta
I lavori per la realizzazione della nuova tangenziale est e della stazione Tiburtina hanno ridotto la larghezza della strada

«Quella traversa cieca è una trappola: si tratta di una tragedia annunciata»
Denuncia dei residenti. E il Comune chiude lo svincolo

«La Volvo non ha rispettato lo stop. Ma quel punto è molto pericoloso»

I vigili intervenuti sul posto: «Fatte diverse segnalazioni»
Mi sorge spontanea e repentina una domanda: ma chi è il pazzo che ha concepito una situazione del genere???
Guardiamo bene le fotografie, da sinistra verso destra.
Prima foto, anche un ipovedente si renderebbe conto che, venendo dalla direzione in cui si trova l'osservatore (cioè dalla Tangenziale Est), non si vede assolutamente nulla, neanche l'immissione sulla destra!
Seconda foto, anche qua stessa prospettiva per chi di lì si immette su via dei Monti Tiburtini: un muro di cemento.
Dalla prima e dalla terza foto si capisce chiaramente che chi ha concepito i jersey di cemento a restringimento della carreggiata, non si è minimamente posto il problema di quella immissione cieca, che anche se non fosse stata tale avrebbe comunque causato notevoli problemi in fase di immissione, per cui il tratto ristretto, pur se in curva e molto pericoloso, è stato lasciato ad una sola corsia, mentre il tratto inverso è stato inutilmente mantenuto a 2 corsie, nonostante la visione della strada per chi viene in discesa è molto più chiara.
Capisco le ragioni del traffico, per cui si è teso a favorire quello proveniente dalla Tiburtina, molto più consistente, ma il risultato eccolo qua.
Dalla foto aerea si deduce che si sarebbe potuto comodamente mantenere la seconda corsia per chi proviene dalla Tangenziale Est, e restringere la corsia opposta a una singola corsia, quantomeno fino all'immissione sulla destra prima di Ponte Lanciani. Proprio a volere una cosa fatta bene, si sarebbe anche potuto allargare di circa una corsia tutta la zona dei lavori che precede l'immissione cieca (e magari rimuovere quel muro di jersey perpendicolare al senso di marcia, posto all'inizio dei lavori) e solo poi riavere entrambe le corsie per chi va verso la Tiburtina, in modo da facilitare l'immissione senza dare la precedenza. Si sarebbe trattato in ogni caso di verniciare diversamente la segnaletica orizzontale. Difficile?

Potremmo come sempre chiamarla "fatalità", ma complimenti di cuore a chi si preoccupa della nostra salute in strada. Come mai certe poltrone al Comune non si liberano mai?

Buon viaggio!

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05 settembre 2008

 

Selezione naturale

Dissertazioni

Avevo deciso di non includere quasi mai trafiletti di giornali da baretto metropolitano, ma quanto letto di recente mi fa pensare a tutte le situazioni di vita dove l'istinto guida il corpo e le conseguenze non sono sempre prevedibili.
Come nel calcio, quando dalla mischia in area si leva un tiro che si infrange sulla traversa e rimbalza indietro, tutti i giocatori presenti invece di intervenire rimangono cinematograficamente attoniti a braccia larghe (i difensori) o chini con le mani sul viso (gli attaccanti), mentre potrebbero benissimo calciare il pallone lontano o ribadire la conclusione in porta, così nella quotidianità alcune altre azioni sono guidate da irrefrenabili stimoli interni, che intervengono modificando la nostra cognizione di ciò che ci circonda realmente.
Da qui il concetto di selezione naturale: sopravvive il più forte, il più razionale, il più veloce o, più semplicemente, il più fortunato.
L'esempio ce lo porta questo baldo giovane romano, che in sella al suo scooter riesce a perdere il controllo del mezzo e a schiantarsi miseramente, trascinato dal triste destino della sua stessa superstizione...
(Da Leggo del 03/09/2008, edizione di Roma)


...da cosa ho capito che il centauro è uno scooterista?
Semplice: per grattarsi gli zibidei la mano rituale è la sinistra, sugli scooter (a differenza delle moto) il freno anteriore, cioè quello che garantisce miglior frenata, ha la leva di comando sulla sinistra del manubrio, e ogni scooterista che voglia staccare una mano dal manubrio non si sognerebbe mai comunque di mollare il gas, posto a destra.
Ne consegue che il malcapitato si è trovato a dover fronteggiare con una sola mano, la destra, la situazione di estremo pericolo, per cui probabilmente lo scooter si sarà immediatamente messo di traverso con la ruota posteriore bloccata, ed ecco l'impatto sul lato destro con tutte le tristi conseguenze.
Vorrei concludere con 2 appunti.
Il primo riguarda le code impreviste. In una città trafficata come la nostra, costellata di ingorghi, semafori e incidenti, trovare una coda che inizia proprio dietro l'angolo è all'ordine del giorno. Desistete quindi dal dare inutilmente il gas se siete in luoghi, anche conosciuti, con punti della strada ciechi. Anche sul raccordo, dove le code non sono mai impreviste, succede che talvolta, negli orari notturni in special modo, qualcosa fili storto, per cui in corrispondenza di scollinamenti o svincoli, con la media di 2 auto in transito per Km, si passa direttamente e imprevedibilmente ad una coda a 3 corsie, una sorta di muro del pianto. Esperienza personale quella di una notte tranquillissima in cui avevo accumulato un po' di sonnolenza, per cui procedevo sui 120Km/h in corsia centrale della carreggiata esterna, badando solo che non creassi intralcio ad altri. Arrivato alla fine del tunnel dell'Appia, che quella sera in particolare sembrava uno di quei giochi arcade per Playstation in cui ci sei solo te e 2 o 3 macchine statiche gestite dal computer, mi sono trovato con una coda che iniziava in corsia sinistra, un tir che rallentava in corsia destra, un Mercedes station wagon che inchiodava davanti e io, intorbidito dal senso di sonnolenza, perdevo l'attimo buono per frenare andando ad impattare (piano per fortuna) sul paraurti della Mercedes. Danni evidenti: paraurti mio una bella crepa in mezzo, con triangolino di plastica saltato via chissà dove, che lasciava una nuova presa d'aria asimmetrica per il radiatore, la Mercedes invece neanche un micro-graffio... Causa della coda: la solertissima polizia stradale aveva deciso di chiudere tutte le carreggiate per procedere a rilevamento di incidente occorso all'ingresso dell'Appia, proprio quella sera, proprio in quel momento (avevo davanti in coda solo 2 macchine), proprio quando avevo un po' di sonno e proprio dietro a quello stramaledetto terrapieno cementato in curva, che non ti fa vedere nulla oltre i 30 metri. Esperienza personale a buon rendere.
Secondo appunto, riferito a tutti quei giornalisti che giocano col loro vocabolario di termini sensazionalistici: gli scooteristi sono solo dei volgari utenti della strada, i veri centauri sono altri.

Buon viaggio!

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26 giugno 2008

 

Le ultime notizie sul traffico romano

Ogni tanto, a scopo dilettantistico, mi metto in cerca di qualche notizia curiosa da inserire sul blog. Ovvio che cerco di selezionare le cose interessanti e lasciare da parte tutti gli argomenti inerenti incidenti, blocchi temporanei del traffico e striscie blu varie, prediligendo situazioni su cui si possano intraprendere discorsi intelligenti e costruttivi. Insomma, di giornalismo spicciolo, di notizie da due soldi, qua, non ce ne facciamo nulla, non se sentiamo proprio il bisogno e vogliamo lasciarle volentieri ai lettori di Metro, City, EPolis, e di tutti gli altri quotidiani metropolitani fatti di un ANSA e due figure.
Ecco perchè con questo articolo vengo a pubblicizzare una mia recente scoperta del web, che capita proprio a fagiuolo col blog:
la sezione Roma - Muoversi de Il Messaggero.
Sicuramente è un'ottima idea da parte del redattore online, quella di raggruppare tutti gli argomenti viabili in un'unica sezione accessibile con un click, sicuramente Il Messaggero è un'ottimo quotidiano, nonchè una delle principali testate romane, sicuramente siamo interessati a tutto ciò, e ovviamente ne traiamo frutto clikkando a nostra volta.

Ricapitolando, quello che NON troverete sul mio blog (vi risparmio inutili e speranzose visite future) sono argomenti inerenti:
- INCIDENTI, di cui ovviamente non sia stato testimone o, ahimè, partecipante attivo o passivo
- NOTIZIE INUTILI, di cui davvero possiamo fare a meno
- NOTIZIE FUTILI, che sono sempre notizie inutili ma temporaneamente gonfiate ad arte dai media
- NOTIZIARI DEL TRAFFICO, qua facciamo solo da tramite, il servizio lo offre volentieri qualcun altro
- POLITICA, se non strettamente legata ad argomenti automobilisitici

Per tutto quanto riportato sopra in elenco, potete rivolgervi qua:
Roma - Muoversi de Il Messaggero.

Buon viaggio!

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10 marzo 2008

 

L'Imbuto della Morte

Dissertazioni

Di derivazione culturale nord-amerciana, questa precisa situazione deve le sue origini al film "Gioventù bruciata" e agli show di stuntman automobilistici e motociclistici anni '70, ripresa poi anche da Carlo Verdone in un suo film.
Come avrete già capito dal nome, si tratta di una situazione a rischio che ogni automobilista e motociclista affronta quasi quotidianamente.
Sarà capitato a tutti di notare come l'urbanistica si sia sovrapposta, soprattutto in campo stradale, in varie epoche e tendenze.
Gli antichi romani prediligevano strade selciate, i loro successori si accontenteranno delle sterrate e dopo via via nel tempo, passando per sanpietrini, cemento, pavè, moquette, foglie morte, etc., si arriva all'asfalto odierno. Poi intervengono ulteriormente i vari burocrati della situazione, che in relazione alle risorse economiche, alle idee architettoniche, allo spazio a disposizone, porteranno ognuno la propria indelebile impronta sulla viabilità cittadina.
...e quale città può dare migliore espressione di tale confusione a livello stradale se non Roma, che ha anche l'aggravante di 2 fiumi, delle mura Aureliane, di acquedotti romani e ferrovie che la percorrono in lungo e in largo, e di sbalzi altimetrici notevoli (i famosi 7 colli, che nel frattempo saranno diventati almeno una quarantina).

L'ambiente ideale per l'Imbuto della Morte si configura di solito in prossimità di restringimenti di carreggiata, trafficati o meno, che possono essere costituiti prindipalmente da stradoni a 3 corsie che convergono sull'analogo dell'arcinoto "Vicolo Stretto", da uscite autostradali sovraffollate, da spartitraffico in prossimità di semafori, da gallerie, ponti, acquedotti o comunque qualcosa che divida o restringa in modo netto e inevitabile la corsia di marcia.

Il primo approccio con l'Imbuto della Morte si ha di solito in giovane età, quando in sella al proprio motorino si tenta il sorpasso del mezzo pubblico sulla preferenziale con cordoli, e ne sopraggiunge un altro in senso opposto. La lunghezza del mezzo sorpassato, le scarse possibilità prestazionali del proprio mezzo a motore, l'inesperienza, la sadicità di chi è alla guida del mezzo pubblico, determinano i parametri della sfida.
All'inizio della sfida si hanno ancora ben 3 possibilità:
- non ce la faccio! lasciare il gas e tornare dietro
- ce la faccio! spalancare il gas e superare
- morire schiacciato, preso in mezzo come una noce
Ogni secondo è prezioso e l'inesperienza è un fattore determinante a questo punto, è perciò indispensabile essere preparati ad una scelta immediata.
Se perdete questo inestimabile attimo, le possibilità rimanenti sono 2:
- ce la faccio!
- morire schiacciato
Se siete sopravvissuti fino all'età della patente scoprirete le nuove frontiere dell'Imbuto della Morte.
La situazione potrebbe anche essere analoga alla precente, ma quella che si propone come la più gettonata è la sfida con altri automobilisti sullo stesso senso di marcia.
Situazione tipo: state procedendo allegramente in una strada poco trafficata, quando vi accorgete che qualche centinaio di metri davanti a noi c'è un restringimento con spazio per far passare un solo veicolo, e in modo neanche troppo agevole.
Prendete tempo togliendo il gas e studiate il traffico che vi circonda: notate a questo punto che il vecchietto sulla Panda poco davanti a voi potrebbe essere agevolmente superato, altrimenti costituirà elemento di disturbo per il successivo tratto stradale, ma non avete la certezza di potercela fare agevolmente. Scalate a questo punto una marcia, e cominciate a lanciare il vostro veicolo verso l'Imbuto della Morte.
Con l'automobile, in questa situazione non deve assolutamente verificarsi alcun imprevisto: bambini che attraversano, gatti, pigne, buche, scooter e quantaltro sarebbero solamente bersagli di secondo conto, mentre l'appuntamento con il fato si avvicina inevitabile.
L'automobilista medio però ha anche un'aggravante ai parametri sopra citati: la presunzione. La presunzione è ostinazione, è sicurezza di essere migliori dell'avversario temporaneo e di tutti quanti ci circondano solitamente, è quella che ci spinge a superare le code dalla corsia di emergenza, è quella che ci fa passare i semafori anche molto tempo dopo l'ultimo giallo utile (*), è quella che spinge a occupare i posteggi per portatori di handicap, a comprare SUV grossi come il Titanic senza neanche avere un briciolo di posto auto proprio, a superare con deliberate prepotenze ogni veicolo ci preceda, nonostante la fila sia lunga 10Km, ma soprattutto è la principale causa di infortunio o decesso nell'Imbuto della Morte.
L'automobilita, che ha come ricordo, due sole possibilità:
ce la faccio!
morire schiacciato
di queste concepisce come reale solo la prima, e la realtà è spesso ben diversa, per cui l'automobilista presuntuoso non ha il canonico 50% di possibilità di successo come lo sfidante normale: ne ha solo il 33%, per via di calcoli fisici essenziali nella scelta dei tempi che vengono dati per scontati e lasciati deliberatamente al caso.

Prendiamo ora in esame le conseguenze.
L'automobilista esperto, e abile nella guida, ha sempre un calcolo rapido e ineccepibile, e sa quando vincere o rinunciare a priori all'Imbuto della Morte senza mettere in gioco alcunchè. Per lui l'unico problema sarebbe un breve aumento del battito cardiaco, in parametri entro la norma, che, appena superato con successo l'ostacolo, viene sostituito da una sensazione di autogratifica e sguardi accattivanti a se stesso medesimo tramite lo specchio retrovisore.
Diversamente va a chi non interpreta bene i tempi, e perde. Oltre ad un probabile contrasto in ambito assicurativo con il rivale di turno, si va a fare la conta dei danni.
Finchè si tratta di restringimenti di carreggiata, per cui si finisce contro birilli e cartelli stradali i danni morali e fisici saranno limitati (diverso è quando si incappa in veicoli di manutenzione o peggio in operai di turno...). Quando invece la strada si incunea in gallerie, trafori, archi e quantaltro di inamovibile, l'impatto sarà un po' meno gradevole...

Guardiamo ora la situazione con l'occhio di chi viene superato o comunque coinvolto involontariamente. In genere gli automobilisti si dividono in ulteriori due categorie: gli intrepidi e i lascivi. Ne fanno parte indistintamente sia donne che uomini, sia giovani che vecchi. Agli intrepidi appartengono ad esempio i presuntuosi, ai lascivi le suore col pulmino.
Per i lascivi è molto facile, vedono che qualcuno li sta superando per passare prima di loro e accettano passivamente sia il semplice sorpasso che il completo taglio della strada, accennando al massimo qualche impropero (anche le suore col pulmino) se proprio fossero costretti a frenare vigorosamente.
L'intrepido nel 99% dei casi accetta la sfida dell'Imbuto della Morte rilanciando e dando gas o allargandosi per smorzare sul nascere ogni possibile contromossa. Se però si incontrano due presuntuosi, la sfida si conclude con l'inevitabile autoeliminazione di entrambi e danni ingenti a cose e persone, compresi angosciosi nonchè costosi strascichi in tribunale.
Se comunque l'intrepido non è un presuntuoso, sicuramente apparterrà alla categoria del bastardo. Il bastardo è quello che smembrerà il proprio motore pur di spaventare chi supera, e poi frenerà all'ultimo lasciando strada al sorpassante, per il solo gusto di ricevere dal retrovisore del sosrpassante occhiate di odio, a chiappe strette... A questa specie appartiene la classe del pericolosissimo bastardo catechista, cioè colui che pretende di infondere il proprio modo di guidare seminando il panico.
Anche il lascivo, classe fondamentalmente innocua, può essere coinvolto in un Imbuto della Morte ma principalmente a causa di eccessiva distrazione, e anche in questo caso si possono generare situazioni fondamentalmente disastrose. Il lascivo solitamente non è pratico in manovre di emergenza per cui impiega tempo eccessivo nel calcolare i tempi, l'auto del lascivo è poi la classica utilitaria logora (il pulmino delle suore), magari a GPL, o una grossa e pesante berlina col motore intasato. Il finale è però differente inquanto egli non si schianta contro i margini dell'Imbuto, ma pur di non coinvolgere degli innocenti automobilisti, anche a fronte di danni lievissimi, è pronto anche al suicidio lanciandosi in dirupi, contro le vetrine dei negozi, contro pali, alberi, pilastri autostradali e via dicendo. Cosa che nel 90% dei casi provoca la morte del lascivo stesso, e danni inestimabili ai trasportati e alle strutture coinvolte.
Ho tralasciato volontariamente il tema dei sorpassi azzardati in automobile, molto simili per ambienti e mezzi coinvolti, a quelli dell'adolescenza in motorino, allego però una foto con le estreme conseguenze (Dal film "The Fast and The Furious", scontro dell'auto di Toretto dopo l'Imbuto della Morte contro il treno merci. A dimostrazione del fatto che gli imprevisti sono sempre in agguato, e ride bene chi ride ultimo...).

Con questo penso di aver esaurito l'argomento (e anche il tempo a dosposizione :) )
A risentirci a presto!

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