16 giugno 2008

 

Il ponte della scafa, problemi e soluzioni.

Fanta-Assessorato al traffico

Diamo oggi inizio ad una nuova serie di rubriche costruttive, atte a stimolare i neuroni di chi dovrebbe risolvere i problemi in modo efficace, invece di osservare e fare spallucce.

Inauguriamo la rubrica con i problemi che assillano il traffico del litorale romano, in particolare uno dei suoi nodi principali: il Ponte di Tor Boacciana, o Ponte della Scafa.



Chiunque vi sia passato, sa che la micidiale strettoia provocata dal ponte impone lunghe code, anche di tre quarti d'ora, per raggiungere Ostia da Fiumicino Aeroporto.
Purtroppo la viabilità è quello che è, il ponte ha due sole corsie, una per senso di marcia, e si trova attanagliato da 2 incroci, lato Fiumicino con via della Scafa, lato Ostia con via del Ponte di Tor Boacciana. Entrambi gli incroci sono praticamente a raso e privi di semaforo, e la mancanza di spazi utili alle manovre più basilari causa notevoli disagi in caso qualcuno voglia, venendo da Ostia Antica, girare in Via del Ponte di Tor Boacciana o in Via della Scafa, poichè si troverebbe a fronteggiare e tagliare la strada alla colonna di auto proveniente da Fiumicino. Non a caso i pricipali disagi affliggono proprio chi proviene da Fiumicino, perchè non basta il traffico contrario o traverso, ma c'è anche il problema delle affluenze laterali, da Via della Scafa (in cui si immette, a pochi metri dall'incrocio, Via Monte Cadria), dall'ultimo tratto di Via Castagnevizza (questo generalmente utilizzato da chi percorre Via della Scafa onde evitare il maggior caos dell'imbuto finale prima del ponte) e da Via Falzarego e Via Arziero (utilizzate dagli automobilisti ingegnosi per saltare la colonna di auto e immettersi su Via dell'Aereoporto, anche se è vietato immettersi verso Ostia da quegli incroci...). Appena oltre il ponte c'è poi l'altro incrocio con Via del Ponte di Tor Boacciana, che sebbene molto meno frequentato del suo speculare dall'altro lato del fiume, contribuisce ai rallentamenti, e purtroppo anche ai sinistri.
Non se la passa meglio chi proviene da Ostia Antica e vuole oltrepassare il fiume, poichè si trova dapprima incuneato nel famoso nonchè frequente e quantomai inutile imbuto veicolare (in questo caso 5 corsie su una sola), provocato dalla presenza di una strada di scorrimento a 2 corsie cui si aggiunge l'immissione laterale di chi dal depuratore di Ostia fa inversione verso Fiumicino (non poche auto!), e seguito a breve dai temibili incroci pre e post ponte: mentre per l'incrocio con Via del Ponte di Tor Boacciana c'è tutto lo spazio per una corsia di svolta a sinistra, dall'altro lato del ponte chiunque avesse questa necessità per imboccare Via della Scafa, si troverebbe praticamente in mezzo alla strada, bloccando inevitabilmente il traffico alle proprie spalle. C'è da dire che il traffico contrario non agevola affatto questo tipo di manovra, costringendo il malcapitato a lunghe attese con la freccia che lampeggia. La causa fondamentale è che chi dovrebbe concedere qualche secondo per dare spazio alla svolta, ha ormai i nervi a fior di pelle e non vede altro che la luce oltre il ponte.
La luce, la fine della temporanea agonia, gli ultimi metri di coda, dopo i quali si ingranano quelle 2 due o tre marce impraticabili in precedenza, l'aria ricomincia a scorrere dai finestrini nell'abitacolo e i crampi al piede sinistro si alleviano. La vicinanza alla luce indispone notevomente l'automobilista, che vede ogni possibile auto che cerchi di piazzarglisi davanti come il nemico giurato, colui che gli usurpa l'imprescindibile diritto a seguire chi lo precede!

Dopo aver analizzato brevemente la psiche degli automobilisti sul Ponte della Scafa, passiamo ora ad analizzare la situazione ambientale.
Sorge evidente notare come il primo dei problemi sia la presenza del Tevere, per cui per trovare la soluzione più facile bisognerebbe come minimo allargare o sostituire il ponte, e ciò non è affatto facile per parecchi motivi: il primo è la presenza dell'area archeologica di Ostia Antica (1), zona vincolata con tutti i problemi che ne conseguono; il secondo è la presenza dei cantieri nautici e dei rimessaggi (2), che arrivano fin sotto al ponte, a raso del fiume; il terzo, di natura burocratica, è che i due argini appartengono a due distinti comuni (Roma e Fiumicino), per cui una possibile cooperazione richiederebbe tempi lunghissimi; altri motivi minori sono le strade preesistenti, l'impossibilità di bloccare il traffico sull'unico ponte del litorale (ne conseguirebbe un inevitabile dirottamente fino a Raccordo Anulare!), la presenza di terreni sedimentari instabili e ostacoli non abbattibili (Tor Boacciana e alcuni ruderi presenti a ridosso della stessa, 3).


Insomma una situazione ai limiti della praticabilità, ma non per noi, che andremo ad elaborare delle soluzioni coerenti e non invasive. Innanzitutto focalizziamo la fonte del problema: la velocità di percorrenza del ponte. Il traffico non scorre perchè viene rallentato dalle immissioni laterali a raso, per cui la soluzione principale consiste nell'eliminare le cause del rallentamento.
Interventi lato Fiumicino:
1) Chiudere definitivamente l'immissione di Via della Scafa.
2) Costruire 2 rampe, una circolare che permetta a chi va verso l'aeroporto di scendere su Via della Scafa passando dal già presente sottopasso su strada sterrata, l'altra per chi va verso Ostia, per scendere verso Via Monte Cadria (per pochi, ma bisognerà farlo)
3) Una possibile via (ubicazione da decidersi) per permettere a chi viene dall'Isola Sacra, di immettersi verso Ostia Antica, ma con gli spazi dovuti (necessaria quantomeno una corsia di accelerazione)
La figura con i richiami colorati sarà sufficientemente esplicativa:


Lato Ostia invece cercheremo di risolvere la questione incroci con un metodo che io stesso non approvo: una rotatoria. Personalmente odio le rotatorie, rallentano, mi consumano le gomme, creano più ingorgo di un incrocio semaforico e purtroppo ne causano più incidenti, con gente che parte per la tangente oppure arriva distratta e taglia il centro della rotatoria. L'unica differenza sta nel fatto che in ambito sicurezza, mentre un incrocio semaforico a raso crea incidenti vettura contro vettura, con doppia possibilità di feriti gravi, una rotatoria provoca incidenti vettura contro elementi naturali, con pericolosità molto minore.
Chiusa rapidamente la parentesi, eccoci ad accogliere Il Piano:
1) Utilizzare come centro di rotazione i ruderi nascosti sotto gli alberi poco oltre il ponte. La viabilità è incredibilmente già predisposta per una rotatoria di questo tipo.
2) Costruire un tratto asfaltato di 30 metri scarsi per chiudere la rotatoria oltre i ruderi, in una zona che non contiene costruzioni o reperti archeologici di alcun tipo, e rifinire la zona pre-rotatoria appena passato il ponte
3) Eliminare l'inutile inversione di marcia con conseguente corsia di accelerazione (perchè ora le auto passeranno dal nuovo tratto asfaltato), e ridurre la larghezza della carreggiata al fine di predisporre il traffico per l'immissione in rotatoria, così si evieterebbe anche l'imbuto veicolare dicitato poco sopra
4) Di conseguenza verrebbe a mancare anche la pericolosa immissione per chi viene dal depuratore su Via di Tor Boacciana, perchè giungerebbero tutti solamente dal lato depuratore.


Eccoci qua alla conclusione di questo trattato. Spero vivamente che venga letto da qualche personaggio che conta, al fine di ristabilire quanto prima l'ordine su quel tratto di strada.
Il problema dei burocrati è che il tempo non li sfiora: loro non guidano, passano su auto blu a lampeggiante acceso, superano contromano, passano sulle preferenziali, quindi non si renderanno mai conto di cosa vuol dire perdere ogni giorno della propria vita, tre quarti d'ora seduti al volante per superare un ostacolo che non esiste...
Restituite agli automobilisti il tempo perso, tutto il Paese ne trarrà vantaggio.

Grazie per essere giunti alla fine.

Buon viaggio!

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20 maggio 2008

 

Le code in auto

Dissertazioni

Suona quasi come uno sfogo inutile, un urlo lanciato nel vuoto, come quando nei film ci si affaccia sul Grand Canyon e si grida per sentire l'eco, solo che qua l'eco non c'è, e neanche il panorama. L'America, strade a 8 corsie dove sembra di viaggiare sui cuscini, e l'inseguimento delle 7 ripreso dall'elicottero della TV locale ha le fattezze di un videogame, dove tra ogni macchina ci sono almeno 50 metri, e raggiungi il centro della città in pochi istanti, sempre sulla stessa strada.
Ricordo su Youtube un commento ad un video di traffico romano, fatto probabilmente da un americano di città, che diceva più o meno questo: "Può darsi che Roma sia stata progettata per le bighe, ma sicuramente non per le autostrade a 4 corsie"
E rieccoci in un attimo a noi e alle nostre solite code: gomme e lamiere, stop accesi, gas di scarico, le radio ad alto volume, il vicino che si dedica alle pulizie pasquali dei propri orifizi nasali, quello dietro che suona, quello davanti che non si muove manco a spingerlo.
Ogni via consolare che si rispetti ha il suo punto G, il grande vallo, l'ostacolo che porta via almeno mezzora di coda tutte le mattine, il punto che dobbiamo superare noi, con la nostra auto e con i nostri nervi, altrimenti ci si trova a mordere il volante mentre si danno pugni sul clackson.
Il punto G (lo chiameremo così sia per abbreviazione di Goal, sia per motivi matematici in quanto rappresenta il baricentro della consolare, il punto in cui è maggiore la concentrazione di auto, e che ricopre quindi importanti ruoli gravitazionali) ha di solito le fattezze di un grande incrocio, di un'immissione, di un'uscita, di un semaforo solitario, di una strettoia. Lo si riconosce perchè c'è sempre fila, a qualsiasi ora, e le auto che lo percorrono sembrano partecipare al gioco del Tetris, finché allo scattare del verde, o allo sbloccarsi della situazione, la prima fila viene eliminata, e dopo un tempo x toccherà alla seconda fila, e cosi vià. Ovviamente maggiore è il numero di file, maggiore è il tempo necessario al superamento, ma a differenza del Tetris, qua non si perde mai: se le file diventano troppe, semplicemente raggiungono e intasano anche l'incrocio precedente, le vie limitrofe e quantaltro. Capita a volte di uscire e trovarsi, appena superato il cancello del garage, sull'ultima fila (o una delle ultime...) della coda, ed ecco che partono gli improperi di rito, le telefonate a lavoro per avvertire del ritardo o dell'assenza, e l'immancabile dignignamento dei denti con bruciore di stomaco.
Ad esclusione delle sensazioni citate, c'è poi chi reagisce alla situazione in modo diverso, e qua andiamo ad analizzare i vari profili di automobilista che andremo a incontrare.
Il Catartico, è colui che appena si trova fermo, inserisce nella radio un nastro di Claudio Villa e si dissocia da tutto quanto avvenga fuori dai suoi finestrini. Sorriso da ebete, sguardo assente e testa che ondeggia lentamente sulle note della canzone, viene individuato soprattutto negli automobilisti dai 40 anni in su, con utilitarie penultimo modello e con abbigliamento dell'Oviesse. Anche se il disagio fosse provocato da un incidente plurimo con frattaglie sparpagliate su tutto il manto stradale, lui, al momento di superare il punto G, da un'occhiata veloce, fa un'espressione percepibile dal solo movimento della parte superiore-destra del labbro, come a dire "eh, che ce voi fa'..." e torna infine alla sua guida diventata ora paciosa, molto paciosa, pure troppo paciosa, finisce così asfaltato dal primo sballato col suv che lo segue.
Il Catartico tecnologico, è colui che semplicemente approfitta della fila per chiamare la moglie, ragazza, collega, zia lontana, rigorosamente senza fare uso di alcun accessorio telefonico se non le proprie mani, e sta lì seduto mentre si divincola, ride in modo vistoso, fa gesti cretini e riparte dopo 10 minuti che quello di fronte a lui si è mosso. Se proprio non c'è necessità di comunicare con l'esterno, allora impegna il proprio tempo a sistemare il navigatore satellitare, l'equalizzatore del'autoradio, il climatizatore e quantaltro di elettronico si trovi all'interno della vettura. L'età media di questo individuo è sulla trentina, vettura paziosa ultima serie, abbigliamento casual. Di solito arriva al punto G esaurendo il credito della scheda telefonica, oppure scaricando le batterie del navigatore, o combinando qualche casino che solo lui sa, senza il manuale appresso.
L'Incazzato contenuto invece è la specie più diffusa al mondo. Per lui ogni tipo di auto, di abbigliamento e di intrattenimento vanno bene, le sole cose che lo accomunano agli altri, sono quella baviccia verde alla bocca, lo sguardo iniettato di sangue, il sudore nella parte basas della schiena e la perenne fretta. Usa il clackson con moderazione, non compie manovre troppo azzardate perchè tutto sommato è una persona civile. Il suo più grande disagio è trovarsi in coda dietro ai precedenti profili, cosa che gli causerà notevoli perdite di posizioni nella coda e conseguenti rodimenti di fegato e bruxismo insistente. Appena supera il punto G, stira due o tre marce a limitatore e riprende contegno e forma soliti.
L'Incazzato, sarebbe la forma assoluta del precedente profilo. Prendiamo gli stessi caratteri già discussi e moltiplichiamoli per 10, otteniamo così l'analogo umano di una belva ferita. Suona il clackson e impreca dal finestrino ripetutamente, se quello davanti ritarda la partenza di 0,02 secondi lui si lancia in gestualità fin troppo evidenti, cambia spesso fila e cerca con insistenza il sorpasso, anche dove lo spazio non c'è (leggasi, ad ogni metro della coda), ma non ce la fa mai e si ritrova messo nella stessa situazione, se non peggio. I suoi abiti sono macchiati di bava, che gli cola copiosa dal labbro inferiore disposto a valva di ostrica gigante, e il suoi movimenti sono tremolanti e istantanei. Questo elemento non raggiunge mai il punto G, perchè si troverà coinvolto in risse, incidenti e suicidio da inalazione di gas di scarico.
Lo Stronzo. Profilo diffuso in ogni coda, racchiude elementi moderati ed elementi totalmente inavvicinabili per maleducazione, prepotenza e pericolosità. Il suo scopo non è quello di superare il punto G, ma unicamente di far incazzare come api prese a sberle tutti gli appartenenti alla propria coda. Lo stronzo avanza sfruttando ogni possibile crimine della strada: sorpasso contromano, invasione delle isole di traffico e dei marciapiedi, passaggio su corsie preferenziali e di emergenza, utilizzo improprio delle file ai semafori, passaggio col rosso pieno, cambi di direzione all'ultimo secondo, passaggio all'interno delle aree di servizio e degli svincoli per inversione di marcia, etc. Tende sempre ad utilizzare ogni centimetro messo a disposizione della carreggiata per superare buona parte della coda e tagliare la strada in modo pericoloso al'automobilista che sta per valicare il punto G, e viene oltretutto emulato nelle sue gesta da alcuni profili di altre specie, come incazzati e stronzi moderati, i quali si gettano nel varco approfittando del fatto che il maggior numero di trasgressori dia ragione morale alle loro azioni. Gli elementi appartenenti a questa classe non hanno sesso, età o culture equivalenti, si va dall'adolescente in microcar al vecchio bacucco con la Fiat Regata diesel col portapacchi, dal giovane rampante con la Mini Cooper al pappone ingiacchettato sulla BMW 730, tutti accomunati dal totale senso di superbia e disprezzo degli altri automobilisti. Il problema infatti non sarebbe tanto quello delle infrazioni (mai punite) che commettono per ottenere vantaggio nella coda, quanto quello morale del mors tua, vita mea che applicano in ogni manovra, approfittano sempre delle disattenzioni dei catartici per porre il loro paraurti dinnanzi a quello altrui, provocando l'istinto naturale di tagliargli la strada singendoli sui guardarail o buttandoli nei fossi limitrofi, e se puta caso incontrano una qualsiasi forma di automobilista incazzato, arrivano a fare a sportellate pur di imporre la loro ragione, finendo la manovra incastrati in modo fantozziano tra i pali del punto G. Ognuno di noi ha sempre sognato che nel momento topico dell'infrazione compiuta, costoro vengano placcati da una pattuglia della stradale in assetto da esecuzione capitale, e quindi giustiziati in linea sul primo jersey libero. Insomma se ne farebbe molto volentieri a meno, considerato che causano direttamente il 50% in più di code e l'80% in più di incazzatura* in più all'interno del punto G.
All'interno della coda intervengono anche fattori secondari, ma estremamente fastidiosi, come quelli qua elencati:
- il veicolo che precede ha gli stop allo xeno (va bene che non esistano, ma qualcuno secondo me se li è costruiti)
- il vicino con radio Maria a palla
- il veicolo che precede è un fugone, o monovolume, o qualsiasi cosa oscuri totalmente la visuale
- il vicino che si scaccola
- la radio che non prende (avete sentito 10 minuti di spot, poi quando la trasmissione riprende, voi siete nel punto morto...)
- il lavavetri insistente (tanto non potete scappare)
La cosa più struggente della coda è però il dover necessariamente occupare il proprio tempo a pensare, e l'argomento va quasi in automatico al motivo di tanto intoppo automobilistico, con l'inevitabile conseguenza che l'imputazione della causa scatenante ricada sempre sull'errore umano. E' infatti naturale constatare che le infrastrutture stradali di Roma siano deliberatamente, costantemente, impunemente predisposte Ad fallum canis.
Da qui nascerebbero altri spunti di discussione, ma è un'altra storia, e si è fatto tardi.

Buon viaggio!

* - Si ringraziano in particolar modo gli analisti e i ricercatori delle case di shampoo e di tinture per capelli, per le accurate analisi dei dati in possesso e il calcolo in modo ineccepibile delle percentuali di dannosità degli automobilisti della categoria Stronzi.

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